mercoledì 18 luglio 2012

Intitolazione strada ai giudici Falcone e Borsellino

per non dimenticare chi si è battuto per la legalità al costo della vita



Domani alle ore 12 verrà intitolata una strada di Pavia ai due giudici siciliani. L'idea è stata proposta al Consiglio Comunale dal consigliere Cristiano Facciotto. A vent'anni dalla strage che uccise il giudice Paolo Borsellino, 59 giorni dopo il suo amico e collega Giovanni Falcone, un altro  modo per dire "Non li avete uccisi, le loro idee  continuano a camminare sulle nostre gambe". Ma perchè erano tanto temuti i due giudici? Probabilmente per quello che fu senza dubbio uno dei loro punti di forza: essere siciliani. Essi avevano una visione nitida della realtà in cui operavano, riuscivano benissimo ad interpretare il mondo mafioso, sapevano qual'è il concetto di "onore", come guadagnarsi il rispetto di un pentito, qual'era il linguaggio dei boss, erano in grado di riprodurre la geografia mafiosa del periodo. A margine del maxi-processo che vide imputati e condannati ben 475 mafiosi comincia il periodo che riserverà ai giudici l'ostracizzazione più dura. Con l'uscita di scena per motivi di salute di Antonino Caponnetto, alla guida del pool anti-mafia viene preferito Antonino Meli a seguito di una discussa votazione, ai danni di quello che poteva a tutti gli effetti definirsi l'erede naturale, Giovanni Falcone. L'evento porterà alla chiusura del pool ed al trasferimento di Falcone a Roma, da lui chiesto, perchè a Palermo accusato di protagonismo, mentre Borsellino vide revocarsi l'incarico sulle indagini di Palermo per dedicarsi ad Agrigento, restando tuttavia i due più agguerriti avversari della criminalità siciliana. La rottura col mondo della politica che portò all'isolamento dei magistrati di certo avvantaggiò Cosa Nostra nel portare a termine il proprio obiettivo.  Essi sono due dei tanti eroi che hanno combattuto la mafia, e  sulla cui morte gravitano ancora tanti dubbi. In particolare il tribunale di Caltanissetta si interroga sul ruolo che avrebbero potuto ricoprire degli agenti deviati del SISDE, su quel militare dei Carabinieri visto allontanare, poco dopo l'attentato, con la personale valigetta di Borsellino, che avrebbe potuto contenere la famosa "agenda rossa" dove il magistrato annotava le sue personali considerazioni.
L'intitolazione della via è solo una delle tante iniziative promosse in tutta Italia per rendere onore a chi ha combattuto il più anti-italiano dei mali. Di loro e del loro sacrificio per la legalità non dovremmo dimenticarcene mai, non solo in occasione dell'anniversario della loro morte.

Davide Bellavia

venerdì 6 luglio 2012




Ecco che sono finiti gli europei di calcio in Polonia e Ucraina, uno dei pochi eventi che ancora riescono a tenere per un mesetto tutta l'Italia unita, sebbene purtroppo sappiamo bene come sia andato a finire.
Da un bel po' di tempo invece sui social network e nel web in generale impazza la notizia di un (presunto) genocidio di cani randagi perpetrato dalle forze dell'ordine ucraine, al fine di ripulire le strade in vista della manifestazione. Detto che ho sempre adorato gli animali, e soprattutto i cani, simbolo di fedeltà, amore e di tranquillità domestica (concetto parallelo e anzi praticamente omologo a quello di Patria), il problema dei randagi non pare sia cosa da poco, dato che si muovono in gruppo e, nel ricercare cibo, sovente attaccano anche le persone.

Tuttavia voglio spostare l'argomento di discussione da un'altra parte, più precisamente in SudAfrica, dove nel 2010 si giocarono i mondiali di calcio. Vi ricordate il ritornello inventato ad hoc da Shakira? Quello con un gran significato perbenista e terzomondista, "è il momento dell'Africa" recitava, ma che poi è finito nel profondo becerismo da discoteca, cantato e ballato da milioni di persone in tutto il mondo. Possibile che una canzone riesca ad eclissare un genocidio? Pare proprio di sì. E noi che ci chiediamo come abbia fatto Hitler a nascondere per così tanti anni i suoi lager....
Stiamo parlando del genocidio, iniziato ai primi del '900, che vede i boeri, i discendenti dei contadini olandesi, uccisi (e non solo) dalla popolazione nera, i discendenti degli zulù. Nel 2009 il premier sudafricano Thabo Mbeki (nero e comunista) varò una serie di leggi per il "potenziamento economico dei neri": sì al diritto inviolabile della proprietà privata (per chi è nero), sì alla distruzione della cultura bianca, eliminando i loro centri culturali, radiofonici, scolastici. No al diritto per un boero di possedere un'arma. Dunque, la parola d'ordine è: uccidi il bianco (che lì ci abita da circa 300anni), va ad incassare la "taglia" e impossessati delle sue terre, non importa come: spara, impicca, brucia, sevizia, stupra, diffondi l'AIDS.

Il mio intento non è quello di riportarvi un bollettino di guerra dettagliato, purtroppo non lo conosco, ma vorrei porre l'attenzione su questo: possibile che animalisti frustrati dalla vita e dalla gente facciano più notizia di un vero sterminio che, tra il 1994 ed il 2009, conta più di 3mila morti?
Intanto nessuno, neanche l'ONU, interviene. Forse un altro Zimbabwe è nell'aria.

Massimo Marengo