venerdì 30 marzo 2012

Centocinquanta + Uno: a un anno dai festeggiamenti, cos'è rimasto?



L’anno scorso di questi tempi l’Italia tutta da nord a sud, da Pinerolo a Ragusa faceva orgoglioso sfoggio del Tricolore. Sembrava che a distanza di centocinquant’anni ci eravamo riusciti, eravamo finalmente una nazione in cui tutto il popolo si riconosceva nei colori della nostra bandiera. Era davvero così? Ammantata tutta di verde bianco e rosso anche in quei comuni amministrati da quei “Barbari sognanti” che sono soliti, a loro detta, servirsi di quella bandiera per pulircisi le pubenda, oppure comuni le cui amministrazioni avrebbero preferito un solo colore della nostra insegna, il rosso, magari se faceva da sfondo ad una falce ed un martello. Per non parlare della bagarre venuta a crearsi in seno alla provincia autonoma di Bolzano che di esporre il nostro vessillo, proprio non voleva saperne. Almeno di quest’ultimi si apprezza la coerenza.
A un anno di queste cialtronate demagogiche e populiste cosa resta? Credo sia giunto il momento di fare un bilancio. I leghisti trovatisi a corto di carta igienica all’atto della defecazione hanno ripreso ad usare gli italici veli di morbidezza; i rossi sono tornati sui propri passi riprendendo ad essere i maggiori estimatori delle qualità infiammabili del tricolore. Certo sarebbe facile parlare d’ipocrisia, ma allora non sarebbero ipocriti anche tutti quelli che si ricordano di essere italiani ogni quattro anni, per i mondiali, e se gli chiedi quali sono i colori della nostra bandiera rispondono asciutti: Bianco, rosso e verde? I comunisti hanno approfittato dell’occasione per ripulirsi la fedina dal loro passato partigiano e bolscevico, i leghisti, in quanto forza istituzionale volevano nascondere il loro lato secessionista sotto le note di Mameli. Ecco cos’è l’ipocrisia. Entrambe le forze politiche erano quanto di più lontano dal concetto di Patria ma nonostante ciò non vollero restar fuori dall’ondata revanchista.

E’ questo l’attaccamento alla patria? Attendere momenti memorabili per dar onore alla propria nazione, e dietro le quinte organizzarsi per distruggerla? E’facile sentirsi fieri e sventolare col petto gonfio d’orgoglio un tricolore quando vinci il mondiale o quando per demagogia vuoi far tuoi i moti del risorgimento, tutt’altra cosa è restare fedeli in tempi di magra. Quando invece il proprio orgoglio ed il proprio sacro attaccamento alla bandiera dovrebbero risultare, per certi versi, inversamente proporzionali alle sorti della nazione. Come dire “i veri amici si vedono al momento del bisogno”.


Davide Bellavia

presidio lungo l'allea di viale Matteotti: NOI NON ABBANDONIAMO I NOSTRI CONNAZIONALI

PRESIDIO DI SOLIDARIETA' PER I NOSTRI MARO'




giovedì 22 marzo 2012

PRESIDIO PER I MARO'


Sabato 24 Marzo dalle 9:30 alle 12:30 in Viale Matteotti a Pavia, Presidio per mostrare la nostra solidarietà verso i Marò del Reggimento San Marco detenuti illegalmente dal governo indiano.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

lunedì 19 marzo 2012

RIDATECI I NOSTRI CONNAZIONALI



Martedì 20 marzo Azione Universitaria vi aspetta al Cravino (via Bassi 11) Pavia per manifestare solidarietà nei confronti di tutti i nostri connazionali attualmente posti sotto sequestro.


domenica 18 marzo 2012

da: www.vittoriopesato.it: Pesato (Pdl) : “Presentata mozione per rimpatrio immediato dei nostri ragazzi”

"Premesso che

come Regione Lombardia ci sembra doveroso esprimere la solidarietà e vicinanza ai due marò arrestati nei giorni scorsi in India mentre svolgevano il loro lavoro nell’ambito di una missione contro la pirateria internazionale e che in questo momento, in un quadro della vicenda ancora poco chiaro, sono accusati di omicidio;

Considerato che

- i fatti che vedono coinvolti i due nostri marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, del Reggimento San Marco, sono avvenuti in acque internazionali;
- il diritto internazionale prevede che chiunque commetta un reato su una nave che «batte bandiera» del proprio Paese, venga giudicato secondo le leggi di quella Nazione di appartenenza;
- sono contestati fatti di cui non sono state prodotte prove che dimostrino in maniera inconfutabile la colpevolezza di cui sono accusati i nostri marò;
- sussiste l’alta probabilità che ci sia stato uno scambio di vettori, non sono state effettuate autopsie, né tantomeno esami balistici;
- è fondamentale preservare la sicurezza dei nostri due marò

Invita la Giunta regionale

ad adoperarsi presso il Governo italiano e i ministeri competenti per un intervento nelle sedi opportune affinchè sia garantito il rispetto delle normative internazionali vigenti e avvenga il rimpatrio immediato dei nostri ragazzi".

sabato 17 marzo 2012

da "ilgiornale.it":Battisti dalla spiaggia di Rio sputa in faccia agli italiani: "Io non mi pento di nulla"


Occhiali scuri, camicetta a quadri riavvolta sulle maniche, jeans e mocassini. Cesare Battisti spaparanzato sulla spieggia bianca di Rio de Janeiro si concede un'altra intervista al vetriolo per sputare in faccia agli italiani.

Questa volta l'ex terrorista dei Pac, condannato all'ergastolo per aver commesso quattro omicidi in concorso durante gli Anni diPiombo, sceglie il Paris Match per presentare il suo nuovo libro Face au mur (Faccia al muro, ndr). E, con l'occasione, non manca di attaccare frontalmente gli italiani e, soprattutto, la giustizia italiana accusandola di aver inventato contro di lui un sacco di bugie: "Lo stato ha bisogno di pulirsi la coscienza e di riscrivere la storia. Tutti i giorni i gionali italiani mi trattano da assassino e terrorista".


Quello di Battisti è un continuo bombardare, attaccare, infangare quel Paese che vorrebbe solo giustizia per i morti ammazzati durante gli Anni di Piombo. Eppure, ogni due per te, l'ex terrorista torna a farsi sentire e a insultare. L'ultima volta aveva sfidato, in una intervista alle Iene, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendogli di riaprire il processo da cui lui stesso era fuggito a gambe levate. Una provocazione, è ovvio. Ma di certe provocazioni gli italiani ne hanno le scatole piene. Battisti se ne infischia e dalle assolate spiagge di Rio de Janeiro, in mezzo alle belle donne, torna a puntare il dito. La scusa è la presentazione di Face au mur, un romanzo di 366 pagine ambientato all'interno di una prigione di Brasilia e che ha come protagonista un ex terrorista italiano che si proclama "un relitto degli anni Settanta".


Per tornare ad attaccare l'Italia Battisti sceglie un giornale francese e, in una lunga intervista a Paris Match, spiega i motivi che l'hanno spinto a evadere dal carcere di Frosinone nel 1981 e a rifugiarsi prima in Francia, dove beneficiò a lungo della dottrina Mitterrand, poi in Brasile, dove fu protetto dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva che rifiutò l'estradizione in Italia. Tuttavia, tra i due, è la Francia il Paese che Battisti considera più "suo" dal momento che lo ha accolto senza trattarlo come un criminale ma salvandolo dalla giustizia italiana. "Quando i francesi parlano di me mi definiscono ex-militante politico, non terrorista - spiega Battisti nell'intervista a Paris Match - mi hanno permesso di rifarmi una vita". Non solo. Il fatto è che Battisti resta un ex terrorista che non ha pagato il suo conto con la giustizia italiana e, per quanto rifugga dalla definizione di militante politico ("Non ho mai scritto niente di politico, la mia militanza risale a più di 30 anni fa, avevo solo 20 anni. Ero un ragazzino"), restano le vittime e il dolore provocato negli anni Settanta. Eppure, ancora una volta, sarà Battisti ad avere l'ultima parola: "Dovrebbero lasciarmi stare, quella stagione è finita". d'altra parte, spaparanzato in spiaggia, lo dice fin troppo chiaramente: "Io non mi pento di nulla".

martedì 13 marzo 2012

Conoscete "Gherush92"?

È il comitato per i diritti ebraici, pardonne umani, reo in questi giorni di un attacco senza precedenti ai danni di un pilastro della cultura e della letteratura italiana e mondiale: La Divina Commedia, un'opera conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, ritenuta il più grande capolavoro di tutti i tempi, nonchè una delle più importanti testimonianze della civiltà medievale. Eppure secondo questi "esperti" l'opera in questione inneggia al razzismo, all’antisemitismo ed all’islamofobia. Ma procediamo per gradi: nel 2004 il comitato in questione ha attaccato Michelangelo ed il suo capolavoro – la Cappella Sistina – definendola così: “La Cappella Sistina in Vaticano è un’opera antisemita di regime”; nel 2005 vittima dell’ira funesta di “Gherush92” fu Venezia, titolando così: “Venezia città infame, fanno una festa da ballo per celebrare un’opera antisemita”. L’opera in questione ovviamente era il film “Il mercante di Venezia” di Radford tratto dalla celeberrima opera teatrale di William Shakespeare. Ma è nel 2010 che, a nostro avviso, il comitato riesce a dare il meglio di sé attaccando la Chiesa Cattolica Romana tutta, dall’ultimo prete di campagna al Sommo Pontefice, accusandola di connivenza con la pedofilia.Questi Sherlock Holmes da due soldi rintracciano prove di apologia della pedofilia perfino nel Vangelo secondo Marco citando questo passo: " In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso. E prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani, li benediceva. " Per non tediare ulteriormente i lettori, e per buona creanza, non citiamo il passo del Vangelo secondo Matteo dove, stando a sentire gli “illustri ricercatori” di Gherush, si rintraccia “ un avvertimento dal sapore mafioso ”. Adesso è doveroso chiarire certi punti: Gherush92 non è un comitato come tanti altri è bensi un'organizzazione di ricercatori e professionisti, con lo status di consulente speciale del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, status che non è concesso proprio a tutte le organizzazioni o evidentemente era così un tempo viste le castronerie che gli lasciano dire. Perdipiù l’associazione si prende anche il lusso di dichiarare la propria sede in un indirizzo inesistente. A questo punto noi chiediamo all’ONU che: punisca immediatamente l’associazione sospendendola dall’incarico (?); oppure l’immediata istituzione di un COMITATO CONTRO L’IDIOZIA, che faccia da coltraltare alle scellerate azioni e dichiarazioni, di chi attacca una cultura, uno Stato, una Fede, soltanto per vanagloria.
Davide Bellavia

qelsi.it : 13 MARZO : PER NON DIMENTICARE L'AGGRESSIONE A SERGIO RAMELLI

Il 13 marzo 1975, a Milano, Sergio Ramelli veniva preso a sprangate sotto casa sua.
Dopo aver parcheggiato il motorino all’angolo tra via Amadeo, dove abitava al civico 40, e via Paladini, è stato aggredito da un gruppo di 8 extraparlamentari di sinistra che lo stava aspettando con chiavi inglesi, le famigerate Hazet 36 che all’epoca andavano di moda come strumento di punizione per i “giovani fascisti”. Soltanto due di loro, Marco Costa e Giuseppe Ferrari Bravo, hanno colpito Sergio, gli altri facevano da palo. Gli aggressori erano studenti di medicina facenti parte del cosiddetto servizio d’ordine di Avanguardia operaia. Non conoscevano Sergio, avevano solo desiderio di mettersi in mostra e ben figurare al cospetto degli altri servizi d’ordine della realtà antagonista milanese.
E’ stato un delitto su commissione. Sì, un delitto, perché Sergio, rimasto in coma, non ce l’ha fatta: il 29 aprile, 40 giorni dopo, è morto in ospedale.
Aveva appena 18 anni.
Una storia che oggi sembra incredibile. Nella Milano di allora, ma non solo a Milano -anche, e soprattutto, a Roma- era invece usanza comune e quasi accettata. Era la Milano in cui “uccidere un fascista non è reato”, come cantavano gli antifascisti di quegli anni.
Semmai, è incredibile che l’omicidio sia stato soltanto uno, dato che le aggressioni erano all’ordine del giorno: Peter Walker, Carlo Viaggiano, Carlo Piancastelli, Sergio Frittoli, Giuseppe Costanzo, Benito Bollati, Rinaldo Guffanti, Rodolfo Mersi, Francesco Moratti, Cesare Biglia, Pietro Pizzorni, sono solo alcuni dei nomi di “fascisti” aggrediti con le spranghe tra il 1973 e il 1975, tutti finiti all’ospedale in prognosi riservata o addirittura in coma.
In quella Milano, il Consiglio comunale, sindaco compreso, ha accolto la notizia della morte di Sergio con un applauso. Alcuni professori dell’Istituto Molinari, scuola frequentata ed abbandonata da Sergio a causa delle continue minacce ed aggressioni, hanno commentato: “Che importa, dunque, se costui era un fascista?”.
In quella Milano, si faticava a trovare un prete disposto a celebrare il funerale di un “giovane fascista”. Oggi non è più così. Ma la storia di Sergio Ramelli è da ricordare e fa ancora paura. Fa paura che ancora oggi molti intellettuali giustifichino lo squadrismo di sinistra di quegli anni, o che si racconti la menzogna che Sergio Ramelli fosse un picchiatore fascista. Non è vero: come dimostrano gli atti processuali non aveva mai partecipato a risse. E si era iscritto al Msi semplicemente perché disgustato dai soprusi degli autonomi all’interno del suo istituto: come quel giorno in cui Sergio stesso ha scritto un tema contro le Brigate Rosse ed è stato messo alla gogna e preso di mira da studenti e persino professori. Quel tema è stata la vera causa scatenante la persecuzione. Un paradosso.
Uno degli aggressori, Antonio Belpiede, ha fatto carriera ed è diventato recentemente primario a Canosa, in Puglia. A Milano esiste una scuola intitolata a Claudio Varalli, una vittima di sinistra che più che vittima è stato aggressore, mentre il nome di Sergio risulta ancora scomodo per molti, troppi.
Ma ciò che fa più paura è che ancora oggi esistano autonomi di sinistra che si ispirano agli “idraulici” (venivano chiamati così proprio per le chiavi inglesi che utilizzavano nelle spedizioni punitive) della Milano degli anni ’70.

lunedì 12 marzo 2012

SCADENZA BANDO ERASMUS

Ricordiamo che gli interessati al Bando Erasmus per Studio 2012/13 dovranno compilare la domanda on-line, attraverso la propria Area Riservata, entro le ore 12 di lunedì 19 marzo 2012.

venerdì 9 marzo 2012

IL POPULISMO OLTRANZISTA DI UNA POLITICA DEMAGOGICA

Senza pretesa di completezza, forse populismo e demagogia sono state negli ultimi decenni la direttrice principale dell’azione partitocratica italiana.
Dal nord al sud, dalle alpi alle madonie, da una padania inesistente ad un autonomismo inefficiente, il nostro paese si risveglia dilaniato dalle contraddizioni, lacerato dai conflitti e ansioso di verità.
Il machiavellico stile politico dei più, ha stuprato la dignità di un intero popolo; essere forte con i deboli e debole con i forti è stata la forza muscolare di un sistema senza scrupoli.
Legiferare non per una ragione ma per una esigenza, amministrare non nell’efficienza ma nell’immobilismo;
sentir dire “Roma ladrona” da chi a Roma ha costruite la sua fortuna(economicamente parlando), da chi nei palazzi romani imperversa, con la naturalezza e sfrontatezza tipica del più andreottiano tra i democristiani; forse questo è populismo? Forse.
Sentir parlare di autonomia da chi dell’autonomismo ha fatto clientelismo, da chi nelle terre più belle della nostra Europa ha violentato popoli e culture; forse questa è demagogia? Forse.
Sentir parla di antimafia da chi ogni giorno si foraggia col parlarne ed ogni istante prega affinchè la mafia continui ad esistere; questa è demagogia o populismo? No, questa è vilipendio e offesa verso coloro che ieri e oggi sacrificano la vita per la lotta alla mafia.
Sarebbe un elenco senza fine, come senza fine sono le responsabilità morali e non solo.
Sarà la storia a raccontare, ma se è vero come è vero che la storia la fanno gli uomini, è arrivato il momento della Patria e dei suoi Patrioti.

PROBLEMA SECONDA RATA



I rappresentanti di Azione Universitaria sono lieti di comunicare che il problema relativo al pagamento della seconda rata maggiorata per errore nel caricamento del modello ISEE è stato risolto! E' già uscita l'ufficializzazione sul sito dell'Università! I ragazzi interessati al problema dovranno recarsi presso le proprie segreterie di facoltà provvisti del modello ISEE che verrà caricato e, senza il pagamento di NESSUNA MORA, ognugno pagherà la seconda rata così come previsto dalle tabelle di contribuzione in base alla propria fascia di appartenenza!
Ringraziamo i nostri rappresentanti per l'impegno e il lavoro che hanno portato al raggiungimento del risultato sperato, VITTORIA!!!
Per ulteriori informazioni contattatare Antonio Spera 3475345778 Pierpaolo Grisanti 3497647573!!!