domenica 21 ottobre 2012

"Primo passo: come prepararsi al mondo del lavoro dopo la laurea in Farmacia o C.T.F."


Dopo il successo del convegno "Liberalizzazioni: quale futuro per il farmacista?" di maggio, AZIONE UNIVERSITARIA PAVIA è lieta di invitarvi al 1° incontro del ciclo di seminari “Oltre l'università: la sfida dei giovani laureati in Farmacia e C.T.F. al tempo della crisi”.

Durante la conferenza, che abbiamo chiamato appositamente "PRIMO PASSO: COME PREPARARSI AL MONDO DEL LAVORO", vaglieremo tutte le possibilità di lavoro che una laurea in Farmacia o Chimica e Tecnologia Farmaceutiche può offrire, con esper
ti provenienti da ogni settore.

MERCOLEDÌ 24 OTTOBRE, ore 12,30
AULA 2 (ex Polo Didattico), Dipartimento di Scienze del Farmaco, Via Taramelli 12



INTERVENGONO:

Dott. Roberto Braschi
Presidente Ordine dei farmacisti, Provincia di Pavia

Prof. Amedeo Marini
Preside Facoltà di Farmacia, Università di Pavia

Dott. Mario Pipia
Presidente AGIFAR Milano, Lodi, Monza e Brianza

Dott. Giovanni Moretti
Consigliere Ordine dei farmacisti, Provincia di Pavia

Dott. Pietro Vaccaroli
Consigliere Ordine dei farmacisti, Provincia di Pavia

Dott. Alberto Salzano
Consigliere Ordine dei farmacisti, Provincia di Pavia


MODERA:

Massimo Marengo
Rappresentante degli Studenti, Facoltà di Farmacia



Ecco il filmato di presentazione della conferenza:


giovedì 20 settembre 2012

Il sole della primavera scioglie la Civiltà fiocco dopo fiocco




La rivoluzione che non ti aspetti, la Primavera Araba che forse ci aspettavamo un po' tutti. E poi quella sacra missione che pensiamo di avere noi Occidentali di portare una forma di governo anche laddove non sarà mai capita. Date le premesse, non era così difficile prevedere quali sarebbero stati gli effetti, d'altra parte Oriana Fallaci aveva già capito tutto quasi 40anni fa. Abbiamo venduto amicizie ed alleanze commerciali con dittatori sì, ma laici, affinchè si instaurassero regimi teocratici, che ci han fatto la bella faccia per qualche mese, forse aspettando invano ancora un nostro intervento in Siria, per poi scoprire le carte: l'uccisione dell'Ambasciatore statunitense in Libia Chris Stevens è solo la punta dell'iceberg delle manifestazioni d'odio dell'integralismo islamico viste in quest'ultimo periodo.
Mi sorge una domanda: ci siamo mai chiesti se a sbagliare, invece, fossimo noi? Non sto parlando di imbracciare i moschetti e sparare a vista a chiunque sia di religione diversa dalla nostra, ma forse qualcosa dai musulmani dovremmo impararlo. Noi abbiamo sostituito Dio con il dio-denaro, e la nostra entità metafisica di riferimento è diventata il "Mercati finanziari". Se dunque, per assurdo, venisse prodotto un film assolutamente dissacrante, presentato ad uno dei festival cinematografici più importanti al mondo, in cui, per assurdo dico di nuovo, una donna usa la Santa Croce come oggetto sessuale, non so quanto al cristiano importerebbe. Mentre invece, un film caricato sul web e assolutamente anonimo che vuole dare un'immagine critica di Maometto è stato vendicato come tutti noi abbiam visto. Il loro modo d'agire non è giusto, sicuramente, ma forse non lo è neanche il nostro: continuiamo a disprezzare la nostra cultura ponendo come esseri superiori tutti gli "altri", chiunque essi siano. Viviamo nella ricchezza ma usiamo essa come criterio per giudicare: chi è "povero" (gli altri) è buono, chi è "ricco" (noi) è cattivo. Molti musulmani muoiono per la loro fede, noi è tanto se andiamo a Messa la domenica, perchè il prete di sicuro è un pedofilo che non paga l'Imu e poi guarda il Papa quanti gioielli che ha.
Invece dovrebbe essere per noi punto di forza e d'orgoglio far parte di una religione i cui rappresentanti in terra non ci impongono sharia burqa e 5 preghiere al giorno, ma che ci lascia scegliere nella più totale libertà, dovremmo difendere i nostri 2500 anni di storia contro una cultura che si è fermata al Medioevo nel migliore dei casi. E dovremmo capire che essere un Popolo, avere una Patria, sentirsi parte di una comunità sono le cose più belle.
"Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. " C. Pavese.

Massimo Marengo

mercoledì 18 luglio 2012

Intitolazione strada ai giudici Falcone e Borsellino

per non dimenticare chi si è battuto per la legalità al costo della vita



Domani alle ore 12 verrà intitolata una strada di Pavia ai due giudici siciliani. L'idea è stata proposta al Consiglio Comunale dal consigliere Cristiano Facciotto. A vent'anni dalla strage che uccise il giudice Paolo Borsellino, 59 giorni dopo il suo amico e collega Giovanni Falcone, un altro  modo per dire "Non li avete uccisi, le loro idee  continuano a camminare sulle nostre gambe". Ma perchè erano tanto temuti i due giudici? Probabilmente per quello che fu senza dubbio uno dei loro punti di forza: essere siciliani. Essi avevano una visione nitida della realtà in cui operavano, riuscivano benissimo ad interpretare il mondo mafioso, sapevano qual'è il concetto di "onore", come guadagnarsi il rispetto di un pentito, qual'era il linguaggio dei boss, erano in grado di riprodurre la geografia mafiosa del periodo. A margine del maxi-processo che vide imputati e condannati ben 475 mafiosi comincia il periodo che riserverà ai giudici l'ostracizzazione più dura. Con l'uscita di scena per motivi di salute di Antonino Caponnetto, alla guida del pool anti-mafia viene preferito Antonino Meli a seguito di una discussa votazione, ai danni di quello che poteva a tutti gli effetti definirsi l'erede naturale, Giovanni Falcone. L'evento porterà alla chiusura del pool ed al trasferimento di Falcone a Roma, da lui chiesto, perchè a Palermo accusato di protagonismo, mentre Borsellino vide revocarsi l'incarico sulle indagini di Palermo per dedicarsi ad Agrigento, restando tuttavia i due più agguerriti avversari della criminalità siciliana. La rottura col mondo della politica che portò all'isolamento dei magistrati di certo avvantaggiò Cosa Nostra nel portare a termine il proprio obiettivo.  Essi sono due dei tanti eroi che hanno combattuto la mafia, e  sulla cui morte gravitano ancora tanti dubbi. In particolare il tribunale di Caltanissetta si interroga sul ruolo che avrebbero potuto ricoprire degli agenti deviati del SISDE, su quel militare dei Carabinieri visto allontanare, poco dopo l'attentato, con la personale valigetta di Borsellino, che avrebbe potuto contenere la famosa "agenda rossa" dove il magistrato annotava le sue personali considerazioni.
L'intitolazione della via è solo una delle tante iniziative promosse in tutta Italia per rendere onore a chi ha combattuto il più anti-italiano dei mali. Di loro e del loro sacrificio per la legalità non dovremmo dimenticarcene mai, non solo in occasione dell'anniversario della loro morte.

Davide Bellavia

venerdì 6 luglio 2012




Ecco che sono finiti gli europei di calcio in Polonia e Ucraina, uno dei pochi eventi che ancora riescono a tenere per un mesetto tutta l'Italia unita, sebbene purtroppo sappiamo bene come sia andato a finire.
Da un bel po' di tempo invece sui social network e nel web in generale impazza la notizia di un (presunto) genocidio di cani randagi perpetrato dalle forze dell'ordine ucraine, al fine di ripulire le strade in vista della manifestazione. Detto che ho sempre adorato gli animali, e soprattutto i cani, simbolo di fedeltà, amore e di tranquillità domestica (concetto parallelo e anzi praticamente omologo a quello di Patria), il problema dei randagi non pare sia cosa da poco, dato che si muovono in gruppo e, nel ricercare cibo, sovente attaccano anche le persone.

Tuttavia voglio spostare l'argomento di discussione da un'altra parte, più precisamente in SudAfrica, dove nel 2010 si giocarono i mondiali di calcio. Vi ricordate il ritornello inventato ad hoc da Shakira? Quello con un gran significato perbenista e terzomondista, "è il momento dell'Africa" recitava, ma che poi è finito nel profondo becerismo da discoteca, cantato e ballato da milioni di persone in tutto il mondo. Possibile che una canzone riesca ad eclissare un genocidio? Pare proprio di sì. E noi che ci chiediamo come abbia fatto Hitler a nascondere per così tanti anni i suoi lager....
Stiamo parlando del genocidio, iniziato ai primi del '900, che vede i boeri, i discendenti dei contadini olandesi, uccisi (e non solo) dalla popolazione nera, i discendenti degli zulù. Nel 2009 il premier sudafricano Thabo Mbeki (nero e comunista) varò una serie di leggi per il "potenziamento economico dei neri": sì al diritto inviolabile della proprietà privata (per chi è nero), sì alla distruzione della cultura bianca, eliminando i loro centri culturali, radiofonici, scolastici. No al diritto per un boero di possedere un'arma. Dunque, la parola d'ordine è: uccidi il bianco (che lì ci abita da circa 300anni), va ad incassare la "taglia" e impossessati delle sue terre, non importa come: spara, impicca, brucia, sevizia, stupra, diffondi l'AIDS.

Il mio intento non è quello di riportarvi un bollettino di guerra dettagliato, purtroppo non lo conosco, ma vorrei porre l'attenzione su questo: possibile che animalisti frustrati dalla vita e dalla gente facciano più notizia di un vero sterminio che, tra il 1994 ed il 2009, conta più di 3mila morti?
Intanto nessuno, neanche l'ONU, interviene. Forse un altro Zimbabwe è nell'aria.

Massimo Marengo

lunedì 4 giugno 2012

azioneuniversitariapavia.com dialoga con tutti gli utenti di facebook

Abbiamo deciso di aumentare l'interazione tra gli utenti e il nostro blog dando la possibilità di commentare gli articoli.
Dopo aver letto un articolo (che ricordiamo potete anche scrivere voi e inviarlo a aupavia@gmail.com o ilpatriotauniversitario@hotmail.com) potete decidere se quello che avete appena letto sia corretto oppure no.
In entrambi i casi la vostra opinione per noi è importantissima.
Da oggi è attivo il gadget di Facebook alla fine di ogni articolo che permette di commentare i nostri articoli utilizzando il vostro account personale. Alcuni ci hanno chiesto "Perchè il plugin di Facebook?"... La risposta è semplicissima! Oltre all' immenso risparmio di tempo dovuto all' inserimento del codice Facebook (i nostri sviluppatori sentono la primavera) abbiamo eliminato il problema della gestione degli utenti e soprattutto dell' eventuale spam di cui sono preda blog,forum e giornali.

Ricordatevi di commentare!  

FORZA AZZURRI




IN OCCASIONE DEGLI EUROPEI DI CALCIO AZIONE UNIVERSITARIA, IN COLLABORAZIONE CON IL CAFFE' DELL'UNIVERSITA', VI INVITA A TIFARE TUTTI INSIEME PER LA NOSTRA NAZIONALE.

SI COMINCIA

DOMENICA 10 GIUGNO - ORE 18
ITALIA - SPAGNA

GIOVEDI 14 GIUGNO - ORE 18
ITALIA - CROAZIA

LUNEDI' 18 GIUGNO - ORE 20.45
ITALIA - IRLANDA
PER INFORMAZIONI : 347 5345778

giovedì 31 maggio 2012

Obama: studente modello, con lo spinello


“Total Absortion”, era questo il motto del presidente degli Stati Uniti ai tempi del college. Magari in conseguenza di questo primo slogan è nato  il molto più famoso “Yes we can”, a riprova che nulla è impossibile, anche trattenere il fumo di THC fino a stramazzare al suolo. Pena, l’esclusione dalla “Choom Gang”, la banda  capeggiata dall’attuale inquilino della Casa Bianca. Eh si, Obama da ragazzo, negli anni 70, era considerato il leader di un gruppo – la Choom Gang –  dedito al consumo intensivo di cannabinoidi, ed era sempre lui a stabilire chi poteva fare parte della cricca e chi no.  Altra “direttiva” impartita ai sottoposti dal giovane democratico era quella di dormire la notte prima di un esame con un libro sotto il cuscino. Anche per questa probabilmente il merito va al “TA”,  acronimo col quale in slang si riferivano alla loro filosofia di fumo.  Questo, e non solo, è quanto emerge dal libro di David Maraniss, “Barack Obama. The Story”, altra biografia del Presidente nero non autorizzata. Ironia a parte la notizia è di quelle che, trattando della vita privata di un potente, sono tanto amate dalla stampa italiana, eppure è passata abbastanza in sordina qui da noi. David Maraniss sostiene che era lui a proporre sempre nuovi modi per sballarsi con il thc; già Clinton aveva ammesso di aver provato la marijuana, ma senza aspirarne il fumo, Obama invece ha confermato appieno questa storia. Il paragone con la vita privata di Berlusconi nasce spontaneo:  quante volte abbiamo sentito gli pseudo giornalisti sinistroidi inneggiare ai valori della famiglia e della legalità? A prescindere dal fatto che questi arrivano da una cultura che non conosce la parola "valore", se la legge è uguale per tutti, allora anche l'attenzione mediatica dovrebbe essere rivolta in modo equo a tutti. Se posso distruggere un uomo scrivendo delle sue marachelle con donne di facili costumi, perchè non parlare di una storia di droga in cui è coinvolta una figura sicuramente più importante a livello mondiale di un semplice Presidente del Consiglio italiano (carica svenduta da Napolitano pochi mesi fa)? Tante infatti sono state dette su Berlusconi, chi gli dava del puttaniere, chi gli dava del nano bastardo e puttaniere, chi più semplicemente pensava che uno nella sua posizione non avrebbe dovuto fare certe cose. Il nostro intento non è quello di difendere Berlusconi, ma quello di dar rilevanza a un fatto per noi molto grave. Se andare a letto con prostitute è da condannare eticamente, a maggior ragione dovrebbe essere fatto per un Presidente degli Stati Uniti d'America  con simili scheletri nell’armadio. Colui che con il renziano "yes we can" pensava di cambiare il mondo con qualche battuta e grande ottimismo, facendo leva sulla sua origine da un po' si è dovuto ricredere.  Di certo quanto appena emerso non gli gioverà molto in termini di popolarità.
Davide Bellavia, Massimo Marengo


martedì 29 maggio 2012

Napolitano sfida le passerelle: “il due giugno sfileremo con sobrietà”


Un’affermazione del genere ce la saremmo aspettata se fosse arrivata da un altro Giorgio – Armani ovviamente – a sorprenderci è che a farla sia stato il nostro Presidente della Repubblica,  classe 1925 con un passato nel PCI.  I fatti: in seguito al gravissimo sisma occorso nell’area emiliana che ha  causato la morte di 15 persone ed ha messo in ginocchio il sistema produttivo della regione, dal basso è partita la proposta di annullare la parata in programma per il 2 di giugno – Festa della Repubblica – e devolvere i fondi risparmiati ai terremotati.  .  Il nostro Presidente della Repubblica  fa appello alla sobrietà, forse in forza ad essa non ha mai avuto uno slancio d’umanità per quel che prova il popolo italiano?   Riteniamo  che in un momento di lutto come questo il  mameliano “stringiamoci a coorte”   forse vada inteso in un altro senso, come un’appello alla solidarietà, all’umanità. Solidarietà alle comunità emiliane appena colpite dalla sciagura sismica. Solidarietà con le vittime dell’attentato di Brindisi,   attorno alla famiglia di Melissa. Umanità per comprendere quel che provano le famiglie degli imprenditori che oppressi dalla crisi hanno deciso di togliersi la vita. E a tanti altri, senza nulla togliere ai nostri soldati, che meritano tutto il nostro rispetto ed il nostro sostegno per gli impegni profusi nelle delicate Missioni di Pace all’estero e per l’impegno interno. Eppure, il nocciolo della questione rimane un altro. Ci si chiede, in questo momento di plateali disfatte, cosa ci sia da celebrare e perché ci si debba autocelebrare. Celebreremo l’università “Kristal” di Tirana, il Governo Monti, il coraggio di Capitan Schettino, Equitalia, la perdita di sovranità a beneficio della Merkel & co, l’arresto del maggiordomo del Papa, lo Spread che ha ritrovato equilibrio dopo l’uscita di scena del Cavaliere, l’aumento della Benzina, l’IMU.  Più che una festa si spera in un funerale vichingo.  
Davide Bellavia

sabato 26 maggio 2012

FORMATTATE I VOSTRI PADRINI





Da "il fatto quotidiano"  http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/05/26/scintro-giovani-pdl-alla-kermesse-formattatori/198317/





Pavia, 26 mag. - (Adnkronos) - Piccola contestazione a Pavia dove e' in corso un'iniziativa dei giovani del Pdl. Alcuni coetanei di ex An si sono detti indignati perche' non invitati al dibattito 'formattiamo il Pdl'. Una decina di giovani di destra hanno fatto irruzione in aula indossando delle vistose parrucche bianche ed esponendo uno striscione su cui c'era scritto "formattate i vostri padrini".
Dopo alcuni minuti i giovani dell'ex Alleanza Nazionale se ne sono andati senza incidenti, mentre all'interno della sala il dibattito si accendeva in attesa dell'arrivo del segretario del Pdl Angelino Alfano e alla presenza dell'ex ministro Mariastella Gelmini, e del vice capogruppo alla Camera Massimo Corsaro.

GLI EROI NON SI DIMENTICANO


Di eroi l'Italia ne ha visti nascere tanti, persone che con fierezza e perseveranza lavorarono per il bene della nostra Patria e della nostra cultura: da Dante a Cesare Battisti, da Giulio Cesare a Sant'Agostino, da Machiavelli a Giuseppe Mazzini. Essi sono figli di epoche molto diverse tra loro, ma che in comune hanno un sentimento potente ed emozionante che trasmettono ancora al Patriota del nostro tempo ogni qualvolta legge i loro nomi.
In questi giorni ricorrono gli anniversari della morte di due tra gli ultimi eroi italiani, grandi uomini martirizzati perchè sognavano un'Italia forte e giusta. I loro nomi sono Giovanni Falcone (18 maggio 1939 – 23 maggio 1992) e Paolo Borsellino (19 gennaio 1940 – 19 luglio 1992), entrambi magistrati palermitani, e incorruttibili soldati della lotta alla mafia.
Falcone, con la moglie e tre agenti di scorta, fu ucciso facendo detonare cinque quintali di tritolo sotto l'autostrada A29, nei pressi di Capaci, distruggendo completamente la carreggiata.
Circa due mesi più tardi, il Giudice Borsellino venne ammazzato con 5 agenti di scorta mentre andava a trovare la madre, facendo esplodere una macchina con 100kg di esplosivo parcheggiata nei pressi dell'abitazione, in via d'Amelio.
Il modus operandi della mafia in questi casi ci fa capire quanto le due "Medaglie d'oro al valor civile" erano odiate da quel sistema delinquente e canaglia, e questo non può che far loro onore, che far a noi onore di aver dato i natali a queste due persone straordinarie quali sono state Falcone e Borsellino. Questa fierezza, perchè non rimanga nella più becera retorica, deve essere tramutata in fatti, ognuno di noi, Patriota italiano, deve vivere seguendo l'esempio dei nostri eroi, di chi ha impiegato la sua vita per il bene della collettività e l'ha fatto sebbene questo significasse alcune volte andar dritti verso la morte. Purtroppo, sembra folle, non tutti gli italiani sono concordi su questo, c'è chi ancora preferisce un sistema di stampo mafioso perchè lo ritiene quasi necessario, non riuscendo ad uscire da quel mondo criminale in cui probabilmente è vissuto. Noi abbiamo il dovere morale di mostrare e insegnare alle nuove generazioni, ma non solo, le grandi gesta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che hanno scritto una vera e propria opera d'arte, incompiuta purtroppo. Ma spetta a noi ora metterci la parola "fine".
Massimo Marengo

martedì 22 maggio 2012

Presidio della Legalità

Alla luce dei recenti fatti di cronaca avvenuti a Pavia - lancio di pietre contro auto delle forze dell'ordine e ripetute aggressioni nei confronti di giovani frequentatori del centro cittadino - la rete dei Patrioti, Azione Universitaria e Giovane Italia prendono fermamente posizione affinchè venga ristabilito un clima di serenità e di decoro. Ogni cittadino ha il diritto di vivere la propria città in sicurezza. PRESIDIO DELLA LEGALITA' MERCOLEDI ' 23 MAGGIO - ORE 21 - PIAZZA DUOMO

domenica 20 maggio 2012

Orfani di Stato



Stanotte e nella giornata di oggi, forti scosse di terremoto hanno interessato l’area modenese e più in generale il Nord Italia: a Finale dell’Emilia è crollata la torre dell’orologio ed è rimasto ferito un vigile del fuoco.  Questo evento, di per sé drammatico, probabilmente sarà ricordato anche perché l’ultimo che ricerverà gli aiuti di Stato in caso appunto di calamità naturali. Si perché l’esecutivo guidato dal bocconiano ha deciso, per tagliare la spesa pubblica, di non aiutare più i cittadini in caso di calamità naturali. Chi abita in una zona a rischio sarà costretto a stipulare costose assicurazioni per rimediare ai danni causati da terremoti ed alluvioni.  A questo punto ci si domanda seriamente a cosa serva pagare le tasse se lo Stato non vuole intervenire in aiuto del cittadino.
Si è appena consumata una tragedia a Brindisi. Nei pressi dell’istituto professionale “Morvillo Falcone” tre bombole di GPL collegate fra loro sono state fatte esplodere alle 7, 45 di sabato uccidendo la sedicenne Melissa Bassi e ferendo in modo grave altre cinque ragazzine.  Comincia il solito tam-tam mediatico, tutti i giornalisti si stracciano le vesti invocando giustizia, altri si perdono in funamboliche elucubrazioni circa il movente. E’ ripartita la giostra del macabro. Riappare il fantasma della cosiddetta  <<strategia della tensione>> , dopo che due settimane fa è stato gambizzato l’AD dell’Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, e dopo il tragico evento  di ieri il Ministro dell’Interno Cancellieri non se la sente di escludere tale ipotesi.  Nel frattempo le sinistre strumentalizzano l’accaduto tirando fuori le bandiere nei cortei mentre prende piede anche l’ipotesi del gesto isolato.
Ma tutto questo non può essere ascrivibile soltanto alla frustrazione del singolo. L’esasperazione a causa della crisi ha portato dall’inizio dell’anno ad oggi 34 imprenditori ad arrendersi, a decidere di farla finita. Per sempre.  I più maligni ci vedono dietro le vessazioni di equitalia,  quello che è certo è la totale assenza dello Stato.  Il governo Monti asservito alle logiche della finanza ha abbandonato definitivamente la questione (ed il  compito) sociale.  Ci si aspettava che in occasione di una simile tragedia l’uomo di Goldman Sachs lasciasse Camp David, dov’era impegnato per il G8,  e corresse subito dai suoi cittadini, ma così non è stato. Così come non ha presenziato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Del governo corrente non si può nemmeno apprezzare la “buona volontà” perché ad oggi non si annovera nessun tentativo di inversione di rotta.  Piegato alle regole speculative e disinvolto nel suo ruolo di maggiordomo dei banchieri, l’esecutivo guidato da Mario Monti cerca il consenso  nel mondo della finanza e non nell’economia reale.  Il decreto “Salva Italia” non ha fatto altro che spermere all’osso i cittadini, a cui viene chiesto l’ennesimo sacrificio, con le banche che invece di investire sulle piccole e medie imprese e sul lavoro reale sono  impegnate nelle speculazioni finanziarie. L’IMU si teme sia la tassa dagli effetti più nefasti sia per il mondo imprenditoriale che per  le famiglie. Verrano ricalcolati i valori catastali ed i coefficienti per gli immobili residenziali, per i fabbricati industriali e per i terreni agricoli, per gli ultimi già nella prima tranche è prevista una rivalutazione del reddito dominicale del 25%. Quando si dice voler promuovere il “Made in Italy”. Salteranno tutte le agevolazioni per disabili ed anziani che vivono in case di cura, a meno che non si faccia carico dell’agevolazione il loro comune di residenza, l’idea è: lo stato non deve perderci (il cittadino si).  A farla da padrone comunque sono ansia e insicurezza, sia sul piano economico che sociale.  Continua ad essere agitato lo spauracchio Grecia ed il rischio di default;  a noi più che uno spauracchio sembra il  capro espiatorio di Palazzo Chigi sul quale riversare ogni colpa ed ogni responsabilità.  E’ sufficiente fare riferimento ad un unico dato, il PIL della nazione Ellenica, e scoprire che ad esso equivale quello della sola provincia di Vicenza, per accorgersi di quanto il paragone risulti improbabile quanto strumentale.
La perdità di credibilità anche sul piano internazionale – ricordiamoci che i fucilieri del Battaglione San Marco sono ancora detenuti dal governo Indiano – ma soprattutto i segni della disfatta sul piano economico e sociale ci inducono a chiedere le immediate dimissioni dell’attuale esecutivo ed il ritorno alle urne.

 Davide Bellavia

sabato 19 maggio 2012

IL GIORNO DI DOLOR CHE NOI ABBIAMO

Avete presente cosa vuol dire svegliarsi al mattino per morire? Immaginate cosa vuol dire sentirsi chiamare a casa con una voce che ti dice “Tua figlia è morta”. Tua figlia è morta perché stava andando a scuola. Melissa ci ha lasciata. Melissa è morta perché stava andando a scuola. Melissa è morta. Melissa è morta. Squarciata da una bomba. Melissa ci ha lasciati, abbandonati. Non l’ha voluto lei, non l’ha deciso. Non ci voleva lasciare, non l’ha deciso lei. Qualcuno ha scelto al posto suo. Un volto ignoto, magari più di uno, si è preso un diritto che in questa vita dovrebbe toccare solo a Dio. Adesso restano solo quaderni e diari in fiamme davanti alla scuola, quasi a ricordare che tutto in questa vita è destinato a finire in cenere. E’ vero, siamo destinati alla polvere, ma non così, non in questo modo, non è giusto. Ci tocca pure sentire le solite frasi di circostanza, sdegno, preoccupazione nelle note del Quirinale. Avete capito? PREOCCUPAZIONE!!!!!
Cosa possiamo fare? Che possiamo dire? Questo è un colpo al cuore, per tutti noi, senza distinzione d’età, di regione, di colore politico.
L’unica cosa che ci resta da fare è scendere nelle strade, tutti, giovani, vecchi, farci sentire, perché è ora, perché è giusto, perché la misura è colma! Siamo stufi di vedere il nostro futuro che si sta dissolvendo come una nuvola nell’aria, come il fumo nell’aria davanti alla scuola di Brindisi oggi. Dobbiamo urlare perché oggi ad una di noi, ad una nostra SORELLA oltre al futuro è stata rubata la VITA! E di tutti i furti che stiamo vedendo oggi in Questo benedetto e disgraziato Paese, beh, questo è davvero il più brutto. Il più Vergognoso.
Luca  Bellantone


mercoledì 16 maggio 2012

LIBERALIZZAZIONI ? SI, ALLE FAZIONI.



Chi fosse stato presente giorno 14 maggio  a Pavia, nel Dipartimento di Scienze del farmaco in Aula 1 si sarebbe certamente accorto di due cose fondamentali.
La prima è che, nonostante le classi più in alto si ostinino a voler considerare gli studenti svogliati, senza spirito d’iniziativa e poco dediti ai temi “caldi” che riguardano il Paese; si è avuta la testimonianza che quest’ultimi sono tutt’altro che bamboccioni. La conferma è arrivata dal colpo d’occhio che l’aula offriva, gremita di giovani aspiranti farmacisti e non. Sottolineo il non, visto che mi è capitato di scorgere tra gli uditori numerosi studenti di Economia, Giurisprudenza ecc..
Il motivo di così tanta partecipazione è stata la Conferenza organizzata dal giovane Massimo Marengo, rappresentante degli studenti della Facoltà di Farmacia e membro di Azione Univrsitaria. La conferenza aveva titolo: LIBERALIZZAZIONI: QUALE FUTURO PER IL FARMACISTA?
Partecipavano come relatori in ordine: il Dott. Roberto Braschi (Presidente Ordine dei farmacisti della Provincia di Pavia), Dott. Mario Pipia (Presidente AGIFAR Milano, Lodi, Monza e Brianza) ed il Dott. Alberto Salzano (Consigliere dell’Ordine dei farmacisti nella provincia di Pavia).
La conferenza è stata condotta in maniera egregia dal moderatore Marengo che dopo un’attenta illustrazione delle differenza tra la vecchia riforma e la nuova ha dato subito il via alle discussioni. In primis è intervenuto il Dott. Pipia che si è detto imbarazzato dal nuovo decreto. “Uno dei problemi principali è stata l’abolizione degli esami al concorso, in questo modo quelli più penalizzati sono i neolaureati, chiunque può decidere di aprire una farmacia. La FENAGIFAR ha espresso le proprie perplessità al governo ma evidentemente non sono state recepite. Inoltre il quorum di popolazione per aprire una nuova farmacia è stato abbassato a 3300, quindi per esempio a Milano non si aprirà nessuna nuova farmacia, per poi ritrovarci 1000 posti vacanti in provincia con una certa disparità tra zone privilegiate e zone disagiate.”
Un altro tema caldo è stato il pensionamento forzato da parte dei direttori di Farmacie che abbiano compiuto il 68° anno d’età, su questo argomento è intervenuto il dottor Braschi con una battuta iniziale che ha scatenato gli applausi di tutti i presenti: “A me risulta che i politici abbiano più di 68 anni.  Da parte mia vedo sempre più una tendenza ad inserire le Leggi del Libero Mercato all’interno del mercato farmaceutico e questo non è positivo visto che lo Stato ha sempre garantito il prezzo del farmaco a un regime non concorrenziale. La Farmacia deve restare un “valore” ! -ricalca Braschi- Il capitale vuole entrare nelle professioni e dove si è liberalizzato le farmacie sono diminuite non aumentate, oggi la tendenza è parlare solo di prezzi con una forte deriva commerciale, noi vogliamo insieme ai giovani Costruire una Professione !”
Rincara la dose il Dott. Salzano, “La riforma è davvero a beneficio degli Studenti? Non ci sono grandi vantaggi, solo spostamenti da alcune farmacie ad altre, in più c’è l’impossibilità di associazione per i giovani, chi volesse associarsi (ammesso che ci riesca) dovrà rimanere associato per almeno dieci anni”
A questo punto le domande rivolte dagli studenti ai dottori sono state molteplici, gli studenti sono stanchi di sentirsi presi in giro, di arrivare a pensare di buttare il proprio tempo e soprattutto i loro soldi nello studio, un pericoloso segnale è la domanda di una studentessa al Dott. Braschi, : “Ma quindi Lei ci consiglia di fare un Master?”
La risposta è stata ovviamente positiva, ma attenzione a prendere per sciocca la domanda perché anzi, non lo è per nulla! Dietro questa domande sono vive le tensioni che in Italia stanno venendo fuori sin dalle classi più giovani, quelle che dovrebbero essere il tanto decantato futuro che Monti e co. Ci ripetono da mesi. In effetti, perché spendere magari 10000 euro in un master Farmaceutico che poi ti farà rimanere sullo stesso piano di un Barista (con tutto il rispetto per la categoria) al concorso per Farmacisti?
Un altro sintomo del rifiuto verso l’operato Statale è stata la questione portata da un’altra studentessa: “ Ma lo Stato cosa ci guadagna?” Ebbene il Dott. Pipia non si è voluto giustamente sbilanciare ma la risposta è venuta da tutti in aula e viene anche adesso, UNO SDOGANAMENTO GENERALE DELLA PROFESSIONE A CHIUNQUE,  ed in questo caso alle multinazionali che riempiranno le casse dello Stato per dirigere centinaia di Farmacie sotto un unico proprietario, che rischi di diventare un pericolo enorme inutile stare a dirlo, quello che possiamo dire con sicurezza è che oggi gli studenti della Facoltà di Farmacia sono corsi come si accorre verso un amico malato per sentirsi rassicurati sul proprio futuro, ma che nonostante l’Impegno e l’encomiabile chiarezza con cui i Dottori presenti hanno esposto la Situazione e dichiarato l’appoggio alla categoria studentesca, sono tornati a casa con la consapevolezza che se non cambia qualcosa ( e deve cambiare) a un amico malato non potranno dare neanche un Farmaco.


Luca Bellantone

lunedì 14 maggio 2012

Riforma del sistema farmacie: resoconto della conferenza tenutasi presso la facoltà di Farmacia






La legge 24 marzo 2012 n 27, recante la conversione in legge del cosiddetto “decreto liberalizzazioni” prevede nell’ambito della distribuzione del farmaco una serie di novità, vediamo sintenticamente quali sono:  verranno aperte circa 5 mila nuove farmacie;  viene imposto un limite di età – 68 anni – per la direzione sanitaria delle farmacie;  vengono aboliti alcuni vincoli di orario d’apertura eliminando la soglia massima; viene data la possibilità di applicare sconti per la vendita al solo pubblico di tutti i tipi di farmaci.  Il legislatore ha previsto l’apertura di nuove sedi farmaceutiche  in forza all’abbassamento del coefficiente farmacie/abitanti che da 5000 (4000 per i grossi centri) è sceso a 3300, rendendo necessario la proclamazione di un concorso straordinario atto a coprire le sedi vacanti, che data la straordinarietà presenterà alcune variazioni: in primo luogo viene eliminato fra i criteri selettivi la prova d’esame, quindi sarà per soli titoli; tuttavia sarà possibile presentare una domanda di gestione associata vincolata che prevede la cumulabilità dei titoli.

L’incontro, come previsto, comincia alle 12,30 nell’aula 1 quanto mai gremita del dipartimento di Scienze del Farmaco.  Sono presenti  in qualità di relatori: la Prof.ssa Conti (Presidente Consiglio didattico facoltà di Farmacia) il Dott. Braschi (Presidente dell’Ordine provinciale farmacisti); il Dott Pipia (Presidente AGIFAR  Milano, Lodi, Monza e Brianza), il Dott. Salzano (Consigliere dell’Ordine provinciale farmacisti).
Modera il consigliere di facoltà – di farmacia – in quota azione universitaria  Massimo Marengo.
Il tema è dei più attuali e dibattuti, riuscendo a coinvolgere un pubblico non solo fatto di addetti ai lavori.
L’argomento liberalizzazioni,in qualunque ambito,  porta spesso allo scontro di vedute fra loro molto controverse, infatti per avere un dibattito quanto più possibile obiettivo ed eterogeneo sono stati invitati rappresentati di entrambi gli “schieramenti”, ovvero titolari e dipendenti.
Introduce Massimo Marengo ringraziando innanzitutto la facoltà di Farmacia per aver concesso gli spazi e la Prof.ssa Conti in quanto rappresentante, il Dott. Congi per il supporto fornitoci nell’organizzazione dell’evento ed i relatori per la disponibilità.
Dopo il saluto rivoltoci dalla Prof.ssa Conti  per nome della Facoltà, vengono  proiettati dei video riguardanti il  tema in questione e che hanno come protagonisti il Ministro della Sanità Balduzzi, la Dott.ssa Racca in qualità di Presidente nazionale di Federfarma e il Dott. Mandelli, Presidente nazionale dell’Ordine dei Farmacisti ed infine un’intervista riporta l’opinione  di alcuni studenti di Farmacia. Non appena finiti i video Marengo sottopone al pubblico alcune slide nelle quali viene comparata la situazione pre e post riforma dando vita al dibattito coi relatori.
Il Dottor Pipia – chiamato ad esprimersi circa le modalità d’assegnazione delle nuove sedi –   palesa subito la sua contrarietà a questo tipo di concorso , arrivando a definirsi imbarazzato, poichè sebbene crei nuovi posti di lavoro avvantaggia, dati i criteri selettivi, solo chi un lavoro già ce l’ha.
In merito al limite di età si  esprime negativamente il Dottor Braschi definendolo un “esproprio della farmacia”, poiché  implica la scissione dei due ruoli – titolare e direttore sanitario – venendo meno quel carattere altamente professionale del farmacista.
Il Dottor Salzano – al quale si chiede quali opportunità vede per i dipendenti grazie alla nuova legge –   asserisce che l’apertura di nuove farmacie avrà come unica conseguenza lo  spostamento di dipendenti, da una sede all’altra, senza creare di fatto nuovi posti di lavoro.

Da questo dibattito e dagli interventi degli studenti è emersa senza dubbio una disapprovazione diffusa in merito a questa riforma.  Abbiamo però ottenuto nuovi ed interessanti spunti di riflessione, sugli effetti a breve ed a lungo termine in tema di liberalizzazione. Un evento che potrebbe avere ritorsioni negative sulla collettività, a nostro avviso, sarebbe l’entrata tout court della GDO nella vendita dei farmaci al pubblico, dove come sottolineava il Dottor Braschi, venendo menuo la professionalità del farmacista si andrebbe incontro ad una politica di marketing aggressiva e sfrontata con il solo scopo di aumentare le vendite indipendentemente dalle necessità del paziente.  Un altro effetto su cui abbiamo riflettuto è la ricaduta sull’immagine del farmacista che ne uscirebbe senza dubbio sminuita, riducendosi da laureato professionista a  vittima delle logiche del marketing.

Massimo Marengo, Davide Bellavia

mercoledì 9 maggio 2012

LIBERALIZZAZIONI: quale futuro per il farmacista?


AZIONE UNIVERSITARIA PAVIA è lieta di invitarvi alla conferenza "LIBERALIZZAZIONI: quale futuro per il farmacista?" che si terrà LUNEDI' 14 MAGGIO, alle ore 12,30 in AULA 1 del Dipartimento di Scienze del farmaco (ex Aula A del Dipartimento di Chimica farmaceutica), in via Taramelli 12.

Scopo del convegno sarà quello di informarci sul Decreto liberalizzazioni del Governo Monti, che riguarda direttamente tutti noi farmacisti e futuri tali.
Cercheremo di fare luce su un testo effettivamente non chiaro, che cambierà le precedenti disposizioni soprattutto in merito alla pianta demografica, al quorum, all'età pensionabile, agli orari di apertura delle farmacie e ai concorsi.


INTERVENGONO:
- Dott. Roberto Braschi, Presidente Ordine dei farmacisti, provincia di Pavia
- Prof. Amedeo Marini, Preside della Facoltà di Farmacia, Pavia
- Dott. Mario Pipia, Presidente AGIFAR Milano Lodi Monza e Brianza
- Dott. Alberto Salzano, Consigliere dell'Ordine dei farmacisti, provincia di Pavia

MODERA:
- Massimo Marengo, Rappresentante degli studenti Facoltà di Farmacia

venerdì 4 maggio 2012

Azione Universitaria Pavia per Villa Ramelli




Il caso di Villa Ramelli di Tolve (PZ) non poteva lasciare indifferenti Azione Universitaria Pavia, compatto gruppo di militanti provenienti da tutta Italia e anche dalla Basilicata.
La rimozione della targa commemorativa da parte del sindaco di Tolve, alla vigilia dell’anniversario della morte di Sergio ci ha stupito e soprattutto noi, Lucani del gruppo, ci siamo sentiti chiamati in causa, colpiti dal pregiudizio e dalla ignoranza che ancora aleggiano nella classe dirigente della nostra Regione.
Ad una settimana di distanza siamo stanchi di leggere che si è ancora orfani di idiologie, che la targa è a disposizione di chi vuole intitolare a Ramelli una sezione politica. E siamo stanchi che i giornali minimizzano e nello stesso tempo creano tensioni inutili insistendo su le distanze tra ex AN e ex FI.
Non conosciamo i veri motivi che hanno portato alla rimozione della targa, non vogliamo saperli, noi ci schieriamo in difesa di Villa Ramelli, senza se e senza ma.
E’ un nostro dovere difendere Sergio, per la sua militanza, per il suo sacrificio. Sergio è morto per il suo credo politico; noi oggi siamo liberi di scrivere, parlare, dibattere, militare senza la paura che qualcuno ci colpisca a morte. Sergio questo non l’ha potuto fare, in quegli anni si usciva di casa per fare politica con la consapevolezza di non poterci più ritornare.
Era bella l’idea di una villa comunale dedicata a Sergio. La villa comunale, soprattutto nei piccoli centri è luogo di aggregazione, di giochi, di incontri, di primi amori. La politica giovanile è come una villa comunale: è aggregazione, crescita, formazione, è il vivaio dei politici di domani. La nostra politica giovanile è figlia del sacrificio di Sergio.
La libertà di esprimere il proprio credo politico è anche libertà di intitolare una via, una piazza, una villa ad un ragazzo come Sergio.
Forse ogni tanto i vecchi politi dovrebbero imparare dalla politica giovanile; dovrebbero lasciarsi contagiare dalla nostra voglia di fare  non contaminata da strani e confusi calcoli per rimanere ben saldi alla poltrona. Noi, seduti su vecchie e sgangherate sedie di sedi di partito, sappiamo ancora ridere, divertirci e far politica.
Noi di AU PAVIA difendiamo Villa Ramelli e il suo significato.
Noi stiamo con Sergio e invitiamo le altre associazioni politiche giovanile ad intervenire per appoggiare chi vuole riportare la targa al suo posto.
“…e quando siete felici e godete della libertà che i coraggiosi vi hanno regalato, abbiate un pensiero per loro, che sono passati come passa una carezza del vento…” Tolve (PZ) “ 2004


Maria  Piliero Antonio Spera

martedì 24 aprile 2012

RIVOLUZIONARI 2.0

È da un po' che ci penso, a come sarebbe la mia vita se fossi un estremista. Sicuramente molto più facile. Potrei dire che la società di oggi mi fa schifo mentre mangio al McDonald's, che il liberismo è il male assoluto mentre navigo con l'ipad, potrei sospirare rammentando che il duce era una brava persona e sì che si viveva bene ai suoi tempi, malgrado io sia nato negli anni '80. Potrei adorare tutti i dittatori della storia in modo assolutamente democratico, Stalin, Saddam, Mao, Ahmadinejad, Mussolini e così via. Potrei odiare gli USA e sostenere di riflesso chiunque li attacchi, perchè i civili statunitensi devono pagare. A prescindere da quale sia la colpa. Odierei anche sicuramente gli ebrei, perchè cazzo, se Hitler li gasava, un motivo ci sarà stato no?
Anche il mio "impegno politico" risulterebbe assai facilitato. Chiuso dentro un centro sociale, a parlare con gente che più o meno la pensa allo stesso mio modo, sai che bello avere nessuno che ti rompe le palle perchè non è d'accordo con cosa stai dicendo. Non dovrei neanche difendere l'operato del mio partito, perchè sarei convinto di cambiare quella società che mi disgusta solo incontrando i miei amici, scrivendo ogni tanto qualcosa su facebook e restando fuori da qualsiasi gruppo parlamentare. Facendo il rivoluzionario da tastiera, insomma. Ma se proprio volessi uscire di casa, salirei su un traliccio dell'alta tensione per poi incolpare i soliti sbirri e diventare un eroe, prendendo 2 piccioni con una fava.
Ecco, son riuscito in poche righe a fare un concentrato elevatissimo di luoghi comuni, e avrei potuto continuare, ma da "ignorante liberale" quale sono oggi, che crede nella Politica come unico mezzo per amministrare lo Stato, penso sia superfluo proseguire a descrivere una persona che non diventerò mai.
«Potestas in populo, auctoritas in senatu» Marco Tullio Cicerone, "De Legibus"

Massimo Marengo

martedì 17 aprile 2012

Borghezio: ‘Per sconfiggere la mafia vendiamo Sicilia e Campania agli Usa’ Ecco l’ultima sparata dell’europarlamentare leghista

La “proposta” è stata lanciata ieri 17 aprile in collegamento telefonico durante il talk show di Klaus Davi Klaus Condicio: “Inutile negare che la mafia in Sicilia e la camorra in Campania sono saldamente radicate nel territorio, quindi una soluzione potrebbe essere che Monti la venda a uno stato estero o a qualche miliardario visto che non si riesce ad estirpare il malaffare troppo radicato. Nonostante i numerosissimi siciliani e campani onesti non c'è speranza”.

Ecco la ricetta dell’avvocato torinese per distrarre l’attenzione dai fatti di via Bellerio dove a quanto pare la corruzione ed il malaffare erano di casa. Mentre la magistratura tenta di sbrogliare la matassa fra diamanti, lingotti, Audi, quattrini buttati al vento per far laureare trote all’estero ed un tesoriere indagato contemporaneamente da tre diverse procure per appropriazione indebita e truffa , Borghezio trova il barbaro coraggio – effettivamente c’era d’aspettarselo essendo un Barbaro sognante – di continuare a dileggiare il Sud. Sud che ha dato il proprio contributo attraverso le tasse a quei rimborsi elettorali che Bossi & Co pare abbiano mangiato per anni a quattro ganasce. Ci vuole proprio una bella faccia tosta. E lui ne ha da vendere. Ne ebbe – si suppone – quando a La Zanzara definì come “condivisibili” le idee espresse da Anders Behring Breivik, l’uomo che ha confessato di essere il responsabile degli attentati del 2011 in Norvegia che hanno causato settantasette morti e novantasei feriti. Con Borghezio si raggiunge il grottesco quando a voler dare lezioni di (Lega)lità è lui, che risulta condannato in via definitiva per aver incendiato i pagliericci di alcuni immigrati che dormivano. È chiaro che non esistono reati senza vittime ma questo a mio avviso è particolarmente reprovevole vista la carica di crudeltà, l’assenza di necessità e soprattutto la vigliaccheria del gesto. Egli, come tutti i leghisti della boria e della supponenza ne ha fatto un mestiere. Da più di vent’anni insultano il Sud, sparano a zero su “Roma Ladrona”, ostentando un concetto di superiorità manifesta, col fare da primi della classe, di chi è candido, di chi ha la coscienza pulita, e poi li abbiamo scoperti essere i più guasti. Borghezio è il perfetto rappresentante di un partito arrogante e goffamente demagogico che ha fallito su tutta la linea: politica, progettuale e soprattutto morale. Il cui leader – Bossi – con quell’aria da statista neofita, sentenziava parole di disgusto verso i meridionali salvo poi pensare alla Famigghia, facendo eleggere il figlio ventiduenne dalla carriera scolastica disastrosa e dalle quantomeno dubbie qualità intellettive alle ultime elezioni regionali lombarde, dando chiaro esempio di nepotismo, e che sembra aver ristrutturato casa Bossi coi soldi pubblici, e si suppone abbia dirottato ben un milione e centoventimila euro per la scuola Padana di sua moglie e via discorrendo.

Per la serie: da che pulpito viene la predica.

Davide Bellavia




venerdì 30 marzo 2012

Centocinquanta + Uno: a un anno dai festeggiamenti, cos'è rimasto?



L’anno scorso di questi tempi l’Italia tutta da nord a sud, da Pinerolo a Ragusa faceva orgoglioso sfoggio del Tricolore. Sembrava che a distanza di centocinquant’anni ci eravamo riusciti, eravamo finalmente una nazione in cui tutto il popolo si riconosceva nei colori della nostra bandiera. Era davvero così? Ammantata tutta di verde bianco e rosso anche in quei comuni amministrati da quei “Barbari sognanti” che sono soliti, a loro detta, servirsi di quella bandiera per pulircisi le pubenda, oppure comuni le cui amministrazioni avrebbero preferito un solo colore della nostra insegna, il rosso, magari se faceva da sfondo ad una falce ed un martello. Per non parlare della bagarre venuta a crearsi in seno alla provincia autonoma di Bolzano che di esporre il nostro vessillo, proprio non voleva saperne. Almeno di quest’ultimi si apprezza la coerenza.
A un anno di queste cialtronate demagogiche e populiste cosa resta? Credo sia giunto il momento di fare un bilancio. I leghisti trovatisi a corto di carta igienica all’atto della defecazione hanno ripreso ad usare gli italici veli di morbidezza; i rossi sono tornati sui propri passi riprendendo ad essere i maggiori estimatori delle qualità infiammabili del tricolore. Certo sarebbe facile parlare d’ipocrisia, ma allora non sarebbero ipocriti anche tutti quelli che si ricordano di essere italiani ogni quattro anni, per i mondiali, e se gli chiedi quali sono i colori della nostra bandiera rispondono asciutti: Bianco, rosso e verde? I comunisti hanno approfittato dell’occasione per ripulirsi la fedina dal loro passato partigiano e bolscevico, i leghisti, in quanto forza istituzionale volevano nascondere il loro lato secessionista sotto le note di Mameli. Ecco cos’è l’ipocrisia. Entrambe le forze politiche erano quanto di più lontano dal concetto di Patria ma nonostante ciò non vollero restar fuori dall’ondata revanchista.

E’ questo l’attaccamento alla patria? Attendere momenti memorabili per dar onore alla propria nazione, e dietro le quinte organizzarsi per distruggerla? E’facile sentirsi fieri e sventolare col petto gonfio d’orgoglio un tricolore quando vinci il mondiale o quando per demagogia vuoi far tuoi i moti del risorgimento, tutt’altra cosa è restare fedeli in tempi di magra. Quando invece il proprio orgoglio ed il proprio sacro attaccamento alla bandiera dovrebbero risultare, per certi versi, inversamente proporzionali alle sorti della nazione. Come dire “i veri amici si vedono al momento del bisogno”.


Davide Bellavia

presidio lungo l'allea di viale Matteotti: NOI NON ABBANDONIAMO I NOSTRI CONNAZIONALI

PRESIDIO DI SOLIDARIETA' PER I NOSTRI MARO'




giovedì 22 marzo 2012

PRESIDIO PER I MARO'


Sabato 24 Marzo dalle 9:30 alle 12:30 in Viale Matteotti a Pavia, Presidio per mostrare la nostra solidarietà verso i Marò del Reggimento San Marco detenuti illegalmente dal governo indiano.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

lunedì 19 marzo 2012

RIDATECI I NOSTRI CONNAZIONALI



Martedì 20 marzo Azione Universitaria vi aspetta al Cravino (via Bassi 11) Pavia per manifestare solidarietà nei confronti di tutti i nostri connazionali attualmente posti sotto sequestro.


domenica 18 marzo 2012

da: www.vittoriopesato.it: Pesato (Pdl) : “Presentata mozione per rimpatrio immediato dei nostri ragazzi”

"Premesso che

come Regione Lombardia ci sembra doveroso esprimere la solidarietà e vicinanza ai due marò arrestati nei giorni scorsi in India mentre svolgevano il loro lavoro nell’ambito di una missione contro la pirateria internazionale e che in questo momento, in un quadro della vicenda ancora poco chiaro, sono accusati di omicidio;

Considerato che

- i fatti che vedono coinvolti i due nostri marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, del Reggimento San Marco, sono avvenuti in acque internazionali;
- il diritto internazionale prevede che chiunque commetta un reato su una nave che «batte bandiera» del proprio Paese, venga giudicato secondo le leggi di quella Nazione di appartenenza;
- sono contestati fatti di cui non sono state prodotte prove che dimostrino in maniera inconfutabile la colpevolezza di cui sono accusati i nostri marò;
- sussiste l’alta probabilità che ci sia stato uno scambio di vettori, non sono state effettuate autopsie, né tantomeno esami balistici;
- è fondamentale preservare la sicurezza dei nostri due marò

Invita la Giunta regionale

ad adoperarsi presso il Governo italiano e i ministeri competenti per un intervento nelle sedi opportune affinchè sia garantito il rispetto delle normative internazionali vigenti e avvenga il rimpatrio immediato dei nostri ragazzi".

sabato 17 marzo 2012

da "ilgiornale.it":Battisti dalla spiaggia di Rio sputa in faccia agli italiani: "Io non mi pento di nulla"


Occhiali scuri, camicetta a quadri riavvolta sulle maniche, jeans e mocassini. Cesare Battisti spaparanzato sulla spieggia bianca di Rio de Janeiro si concede un'altra intervista al vetriolo per sputare in faccia agli italiani.

Questa volta l'ex terrorista dei Pac, condannato all'ergastolo per aver commesso quattro omicidi in concorso durante gli Anni diPiombo, sceglie il Paris Match per presentare il suo nuovo libro Face au mur (Faccia al muro, ndr). E, con l'occasione, non manca di attaccare frontalmente gli italiani e, soprattutto, la giustizia italiana accusandola di aver inventato contro di lui un sacco di bugie: "Lo stato ha bisogno di pulirsi la coscienza e di riscrivere la storia. Tutti i giorni i gionali italiani mi trattano da assassino e terrorista".


Quello di Battisti è un continuo bombardare, attaccare, infangare quel Paese che vorrebbe solo giustizia per i morti ammazzati durante gli Anni di Piombo. Eppure, ogni due per te, l'ex terrorista torna a farsi sentire e a insultare. L'ultima volta aveva sfidato, in una intervista alle Iene, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendogli di riaprire il processo da cui lui stesso era fuggito a gambe levate. Una provocazione, è ovvio. Ma di certe provocazioni gli italiani ne hanno le scatole piene. Battisti se ne infischia e dalle assolate spiagge di Rio de Janeiro, in mezzo alle belle donne, torna a puntare il dito. La scusa è la presentazione di Face au mur, un romanzo di 366 pagine ambientato all'interno di una prigione di Brasilia e che ha come protagonista un ex terrorista italiano che si proclama "un relitto degli anni Settanta".


Per tornare ad attaccare l'Italia Battisti sceglie un giornale francese e, in una lunga intervista a Paris Match, spiega i motivi che l'hanno spinto a evadere dal carcere di Frosinone nel 1981 e a rifugiarsi prima in Francia, dove beneficiò a lungo della dottrina Mitterrand, poi in Brasile, dove fu protetto dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva che rifiutò l'estradizione in Italia. Tuttavia, tra i due, è la Francia il Paese che Battisti considera più "suo" dal momento che lo ha accolto senza trattarlo come un criminale ma salvandolo dalla giustizia italiana. "Quando i francesi parlano di me mi definiscono ex-militante politico, non terrorista - spiega Battisti nell'intervista a Paris Match - mi hanno permesso di rifarmi una vita". Non solo. Il fatto è che Battisti resta un ex terrorista che non ha pagato il suo conto con la giustizia italiana e, per quanto rifugga dalla definizione di militante politico ("Non ho mai scritto niente di politico, la mia militanza risale a più di 30 anni fa, avevo solo 20 anni. Ero un ragazzino"), restano le vittime e il dolore provocato negli anni Settanta. Eppure, ancora una volta, sarà Battisti ad avere l'ultima parola: "Dovrebbero lasciarmi stare, quella stagione è finita". d'altra parte, spaparanzato in spiaggia, lo dice fin troppo chiaramente: "Io non mi pento di nulla".

martedì 13 marzo 2012

Conoscete "Gherush92"?

È il comitato per i diritti ebraici, pardonne umani, reo in questi giorni di un attacco senza precedenti ai danni di un pilastro della cultura e della letteratura italiana e mondiale: La Divina Commedia, un'opera conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, ritenuta il più grande capolavoro di tutti i tempi, nonchè una delle più importanti testimonianze della civiltà medievale. Eppure secondo questi "esperti" l'opera in questione inneggia al razzismo, all’antisemitismo ed all’islamofobia. Ma procediamo per gradi: nel 2004 il comitato in questione ha attaccato Michelangelo ed il suo capolavoro – la Cappella Sistina – definendola così: “La Cappella Sistina in Vaticano è un’opera antisemita di regime”; nel 2005 vittima dell’ira funesta di “Gherush92” fu Venezia, titolando così: “Venezia città infame, fanno una festa da ballo per celebrare un’opera antisemita”. L’opera in questione ovviamente era il film “Il mercante di Venezia” di Radford tratto dalla celeberrima opera teatrale di William Shakespeare. Ma è nel 2010 che, a nostro avviso, il comitato riesce a dare il meglio di sé attaccando la Chiesa Cattolica Romana tutta, dall’ultimo prete di campagna al Sommo Pontefice, accusandola di connivenza con la pedofilia.Questi Sherlock Holmes da due soldi rintracciano prove di apologia della pedofilia perfino nel Vangelo secondo Marco citando questo passo: " In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso. E prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani, li benediceva. " Per non tediare ulteriormente i lettori, e per buona creanza, non citiamo il passo del Vangelo secondo Matteo dove, stando a sentire gli “illustri ricercatori” di Gherush, si rintraccia “ un avvertimento dal sapore mafioso ”. Adesso è doveroso chiarire certi punti: Gherush92 non è un comitato come tanti altri è bensi un'organizzazione di ricercatori e professionisti, con lo status di consulente speciale del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, status che non è concesso proprio a tutte le organizzazioni o evidentemente era così un tempo viste le castronerie che gli lasciano dire. Perdipiù l’associazione si prende anche il lusso di dichiarare la propria sede in un indirizzo inesistente. A questo punto noi chiediamo all’ONU che: punisca immediatamente l’associazione sospendendola dall’incarico (?); oppure l’immediata istituzione di un COMITATO CONTRO L’IDIOZIA, che faccia da coltraltare alle scellerate azioni e dichiarazioni, di chi attacca una cultura, uno Stato, una Fede, soltanto per vanagloria.
Davide Bellavia

qelsi.it : 13 MARZO : PER NON DIMENTICARE L'AGGRESSIONE A SERGIO RAMELLI

Il 13 marzo 1975, a Milano, Sergio Ramelli veniva preso a sprangate sotto casa sua.
Dopo aver parcheggiato il motorino all’angolo tra via Amadeo, dove abitava al civico 40, e via Paladini, è stato aggredito da un gruppo di 8 extraparlamentari di sinistra che lo stava aspettando con chiavi inglesi, le famigerate Hazet 36 che all’epoca andavano di moda come strumento di punizione per i “giovani fascisti”. Soltanto due di loro, Marco Costa e Giuseppe Ferrari Bravo, hanno colpito Sergio, gli altri facevano da palo. Gli aggressori erano studenti di medicina facenti parte del cosiddetto servizio d’ordine di Avanguardia operaia. Non conoscevano Sergio, avevano solo desiderio di mettersi in mostra e ben figurare al cospetto degli altri servizi d’ordine della realtà antagonista milanese.
E’ stato un delitto su commissione. Sì, un delitto, perché Sergio, rimasto in coma, non ce l’ha fatta: il 29 aprile, 40 giorni dopo, è morto in ospedale.
Aveva appena 18 anni.
Una storia che oggi sembra incredibile. Nella Milano di allora, ma non solo a Milano -anche, e soprattutto, a Roma- era invece usanza comune e quasi accettata. Era la Milano in cui “uccidere un fascista non è reato”, come cantavano gli antifascisti di quegli anni.
Semmai, è incredibile che l’omicidio sia stato soltanto uno, dato che le aggressioni erano all’ordine del giorno: Peter Walker, Carlo Viaggiano, Carlo Piancastelli, Sergio Frittoli, Giuseppe Costanzo, Benito Bollati, Rinaldo Guffanti, Rodolfo Mersi, Francesco Moratti, Cesare Biglia, Pietro Pizzorni, sono solo alcuni dei nomi di “fascisti” aggrediti con le spranghe tra il 1973 e il 1975, tutti finiti all’ospedale in prognosi riservata o addirittura in coma.
In quella Milano, il Consiglio comunale, sindaco compreso, ha accolto la notizia della morte di Sergio con un applauso. Alcuni professori dell’Istituto Molinari, scuola frequentata ed abbandonata da Sergio a causa delle continue minacce ed aggressioni, hanno commentato: “Che importa, dunque, se costui era un fascista?”.
In quella Milano, si faticava a trovare un prete disposto a celebrare il funerale di un “giovane fascista”. Oggi non è più così. Ma la storia di Sergio Ramelli è da ricordare e fa ancora paura. Fa paura che ancora oggi molti intellettuali giustifichino lo squadrismo di sinistra di quegli anni, o che si racconti la menzogna che Sergio Ramelli fosse un picchiatore fascista. Non è vero: come dimostrano gli atti processuali non aveva mai partecipato a risse. E si era iscritto al Msi semplicemente perché disgustato dai soprusi degli autonomi all’interno del suo istituto: come quel giorno in cui Sergio stesso ha scritto un tema contro le Brigate Rosse ed è stato messo alla gogna e preso di mira da studenti e persino professori. Quel tema è stata la vera causa scatenante la persecuzione. Un paradosso.
Uno degli aggressori, Antonio Belpiede, ha fatto carriera ed è diventato recentemente primario a Canosa, in Puglia. A Milano esiste una scuola intitolata a Claudio Varalli, una vittima di sinistra che più che vittima è stato aggressore, mentre il nome di Sergio risulta ancora scomodo per molti, troppi.
Ma ciò che fa più paura è che ancora oggi esistano autonomi di sinistra che si ispirano agli “idraulici” (venivano chiamati così proprio per le chiavi inglesi che utilizzavano nelle spedizioni punitive) della Milano degli anni ’70.

lunedì 12 marzo 2012

SCADENZA BANDO ERASMUS

Ricordiamo che gli interessati al Bando Erasmus per Studio 2012/13 dovranno compilare la domanda on-line, attraverso la propria Area Riservata, entro le ore 12 di lunedì 19 marzo 2012.

venerdì 9 marzo 2012

IL POPULISMO OLTRANZISTA DI UNA POLITICA DEMAGOGICA

Senza pretesa di completezza, forse populismo e demagogia sono state negli ultimi decenni la direttrice principale dell’azione partitocratica italiana.
Dal nord al sud, dalle alpi alle madonie, da una padania inesistente ad un autonomismo inefficiente, il nostro paese si risveglia dilaniato dalle contraddizioni, lacerato dai conflitti e ansioso di verità.
Il machiavellico stile politico dei più, ha stuprato la dignità di un intero popolo; essere forte con i deboli e debole con i forti è stata la forza muscolare di un sistema senza scrupoli.
Legiferare non per una ragione ma per una esigenza, amministrare non nell’efficienza ma nell’immobilismo;
sentir dire “Roma ladrona” da chi a Roma ha costruite la sua fortuna(economicamente parlando), da chi nei palazzi romani imperversa, con la naturalezza e sfrontatezza tipica del più andreottiano tra i democristiani; forse questo è populismo? Forse.
Sentir parlare di autonomia da chi dell’autonomismo ha fatto clientelismo, da chi nelle terre più belle della nostra Europa ha violentato popoli e culture; forse questa è demagogia? Forse.
Sentir parla di antimafia da chi ogni giorno si foraggia col parlarne ed ogni istante prega affinchè la mafia continui ad esistere; questa è demagogia o populismo? No, questa è vilipendio e offesa verso coloro che ieri e oggi sacrificano la vita per la lotta alla mafia.
Sarebbe un elenco senza fine, come senza fine sono le responsabilità morali e non solo.
Sarà la storia a raccontare, ma se è vero come è vero che la storia la fanno gli uomini, è arrivato il momento della Patria e dei suoi Patrioti.

PROBLEMA SECONDA RATA



I rappresentanti di Azione Universitaria sono lieti di comunicare che il problema relativo al pagamento della seconda rata maggiorata per errore nel caricamento del modello ISEE è stato risolto! E' già uscita l'ufficializzazione sul sito dell'Università! I ragazzi interessati al problema dovranno recarsi presso le proprie segreterie di facoltà provvisti del modello ISEE che verrà caricato e, senza il pagamento di NESSUNA MORA, ognugno pagherà la seconda rata così come previsto dalle tabelle di contribuzione in base alla propria fascia di appartenenza!
Ringraziamo i nostri rappresentanti per l'impegno e il lavoro che hanno portato al raggiungimento del risultato sperato, VITTORIA!!!
Per ulteriori informazioni contattatare Antonio Spera 3475345778 Pierpaolo Grisanti 3497647573!!!