domenica 21 ottobre 2012

"Primo passo: come prepararsi al mondo del lavoro dopo la laurea in Farmacia o C.T.F."


Dopo il successo del convegno "Liberalizzazioni: quale futuro per il farmacista?" di maggio, AZIONE UNIVERSITARIA PAVIA è lieta di invitarvi al 1° incontro del ciclo di seminari “Oltre l'università: la sfida dei giovani laureati in Farmacia e C.T.F. al tempo della crisi”.

Durante la conferenza, che abbiamo chiamato appositamente "PRIMO PASSO: COME PREPARARSI AL MONDO DEL LAVORO", vaglieremo tutte le possibilità di lavoro che una laurea in Farmacia o Chimica e Tecnologia Farmaceutiche può offrire, con esper
ti provenienti da ogni settore.

MERCOLEDÌ 24 OTTOBRE, ore 12,30
AULA 2 (ex Polo Didattico), Dipartimento di Scienze del Farmaco, Via Taramelli 12



INTERVENGONO:

Dott. Roberto Braschi
Presidente Ordine dei farmacisti, Provincia di Pavia

Prof. Amedeo Marini
Preside Facoltà di Farmacia, Università di Pavia

Dott. Mario Pipia
Presidente AGIFAR Milano, Lodi, Monza e Brianza

Dott. Giovanni Moretti
Consigliere Ordine dei farmacisti, Provincia di Pavia

Dott. Pietro Vaccaroli
Consigliere Ordine dei farmacisti, Provincia di Pavia

Dott. Alberto Salzano
Consigliere Ordine dei farmacisti, Provincia di Pavia


MODERA:

Massimo Marengo
Rappresentante degli Studenti, Facoltà di Farmacia



Ecco il filmato di presentazione della conferenza:


giovedì 20 settembre 2012

Il sole della primavera scioglie la Civiltà fiocco dopo fiocco




La rivoluzione che non ti aspetti, la Primavera Araba che forse ci aspettavamo un po' tutti. E poi quella sacra missione che pensiamo di avere noi Occidentali di portare una forma di governo anche laddove non sarà mai capita. Date le premesse, non era così difficile prevedere quali sarebbero stati gli effetti, d'altra parte Oriana Fallaci aveva già capito tutto quasi 40anni fa. Abbiamo venduto amicizie ed alleanze commerciali con dittatori sì, ma laici, affinchè si instaurassero regimi teocratici, che ci han fatto la bella faccia per qualche mese, forse aspettando invano ancora un nostro intervento in Siria, per poi scoprire le carte: l'uccisione dell'Ambasciatore statunitense in Libia Chris Stevens è solo la punta dell'iceberg delle manifestazioni d'odio dell'integralismo islamico viste in quest'ultimo periodo.
Mi sorge una domanda: ci siamo mai chiesti se a sbagliare, invece, fossimo noi? Non sto parlando di imbracciare i moschetti e sparare a vista a chiunque sia di religione diversa dalla nostra, ma forse qualcosa dai musulmani dovremmo impararlo. Noi abbiamo sostituito Dio con il dio-denaro, e la nostra entità metafisica di riferimento è diventata il "Mercati finanziari". Se dunque, per assurdo, venisse prodotto un film assolutamente dissacrante, presentato ad uno dei festival cinematografici più importanti al mondo, in cui, per assurdo dico di nuovo, una donna usa la Santa Croce come oggetto sessuale, non so quanto al cristiano importerebbe. Mentre invece, un film caricato sul web e assolutamente anonimo che vuole dare un'immagine critica di Maometto è stato vendicato come tutti noi abbiam visto. Il loro modo d'agire non è giusto, sicuramente, ma forse non lo è neanche il nostro: continuiamo a disprezzare la nostra cultura ponendo come esseri superiori tutti gli "altri", chiunque essi siano. Viviamo nella ricchezza ma usiamo essa come criterio per giudicare: chi è "povero" (gli altri) è buono, chi è "ricco" (noi) è cattivo. Molti musulmani muoiono per la loro fede, noi è tanto se andiamo a Messa la domenica, perchè il prete di sicuro è un pedofilo che non paga l'Imu e poi guarda il Papa quanti gioielli che ha.
Invece dovrebbe essere per noi punto di forza e d'orgoglio far parte di una religione i cui rappresentanti in terra non ci impongono sharia burqa e 5 preghiere al giorno, ma che ci lascia scegliere nella più totale libertà, dovremmo difendere i nostri 2500 anni di storia contro una cultura che si è fermata al Medioevo nel migliore dei casi. E dovremmo capire che essere un Popolo, avere una Patria, sentirsi parte di una comunità sono le cose più belle.
"Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. " C. Pavese.

Massimo Marengo

mercoledì 18 luglio 2012

Intitolazione strada ai giudici Falcone e Borsellino

per non dimenticare chi si è battuto per la legalità al costo della vita



Domani alle ore 12 verrà intitolata una strada di Pavia ai due giudici siciliani. L'idea è stata proposta al Consiglio Comunale dal consigliere Cristiano Facciotto. A vent'anni dalla strage che uccise il giudice Paolo Borsellino, 59 giorni dopo il suo amico e collega Giovanni Falcone, un altro  modo per dire "Non li avete uccisi, le loro idee  continuano a camminare sulle nostre gambe". Ma perchè erano tanto temuti i due giudici? Probabilmente per quello che fu senza dubbio uno dei loro punti di forza: essere siciliani. Essi avevano una visione nitida della realtà in cui operavano, riuscivano benissimo ad interpretare il mondo mafioso, sapevano qual'è il concetto di "onore", come guadagnarsi il rispetto di un pentito, qual'era il linguaggio dei boss, erano in grado di riprodurre la geografia mafiosa del periodo. A margine del maxi-processo che vide imputati e condannati ben 475 mafiosi comincia il periodo che riserverà ai giudici l'ostracizzazione più dura. Con l'uscita di scena per motivi di salute di Antonino Caponnetto, alla guida del pool anti-mafia viene preferito Antonino Meli a seguito di una discussa votazione, ai danni di quello che poteva a tutti gli effetti definirsi l'erede naturale, Giovanni Falcone. L'evento porterà alla chiusura del pool ed al trasferimento di Falcone a Roma, da lui chiesto, perchè a Palermo accusato di protagonismo, mentre Borsellino vide revocarsi l'incarico sulle indagini di Palermo per dedicarsi ad Agrigento, restando tuttavia i due più agguerriti avversari della criminalità siciliana. La rottura col mondo della politica che portò all'isolamento dei magistrati di certo avvantaggiò Cosa Nostra nel portare a termine il proprio obiettivo.  Essi sono due dei tanti eroi che hanno combattuto la mafia, e  sulla cui morte gravitano ancora tanti dubbi. In particolare il tribunale di Caltanissetta si interroga sul ruolo che avrebbero potuto ricoprire degli agenti deviati del SISDE, su quel militare dei Carabinieri visto allontanare, poco dopo l'attentato, con la personale valigetta di Borsellino, che avrebbe potuto contenere la famosa "agenda rossa" dove il magistrato annotava le sue personali considerazioni.
L'intitolazione della via è solo una delle tante iniziative promosse in tutta Italia per rendere onore a chi ha combattuto il più anti-italiano dei mali. Di loro e del loro sacrificio per la legalità non dovremmo dimenticarcene mai, non solo in occasione dell'anniversario della loro morte.

Davide Bellavia

venerdì 6 luglio 2012




Ecco che sono finiti gli europei di calcio in Polonia e Ucraina, uno dei pochi eventi che ancora riescono a tenere per un mesetto tutta l'Italia unita, sebbene purtroppo sappiamo bene come sia andato a finire.
Da un bel po' di tempo invece sui social network e nel web in generale impazza la notizia di un (presunto) genocidio di cani randagi perpetrato dalle forze dell'ordine ucraine, al fine di ripulire le strade in vista della manifestazione. Detto che ho sempre adorato gli animali, e soprattutto i cani, simbolo di fedeltà, amore e di tranquillità domestica (concetto parallelo e anzi praticamente omologo a quello di Patria), il problema dei randagi non pare sia cosa da poco, dato che si muovono in gruppo e, nel ricercare cibo, sovente attaccano anche le persone.

Tuttavia voglio spostare l'argomento di discussione da un'altra parte, più precisamente in SudAfrica, dove nel 2010 si giocarono i mondiali di calcio. Vi ricordate il ritornello inventato ad hoc da Shakira? Quello con un gran significato perbenista e terzomondista, "è il momento dell'Africa" recitava, ma che poi è finito nel profondo becerismo da discoteca, cantato e ballato da milioni di persone in tutto il mondo. Possibile che una canzone riesca ad eclissare un genocidio? Pare proprio di sì. E noi che ci chiediamo come abbia fatto Hitler a nascondere per così tanti anni i suoi lager....
Stiamo parlando del genocidio, iniziato ai primi del '900, che vede i boeri, i discendenti dei contadini olandesi, uccisi (e non solo) dalla popolazione nera, i discendenti degli zulù. Nel 2009 il premier sudafricano Thabo Mbeki (nero e comunista) varò una serie di leggi per il "potenziamento economico dei neri": sì al diritto inviolabile della proprietà privata (per chi è nero), sì alla distruzione della cultura bianca, eliminando i loro centri culturali, radiofonici, scolastici. No al diritto per un boero di possedere un'arma. Dunque, la parola d'ordine è: uccidi il bianco (che lì ci abita da circa 300anni), va ad incassare la "taglia" e impossessati delle sue terre, non importa come: spara, impicca, brucia, sevizia, stupra, diffondi l'AIDS.

Il mio intento non è quello di riportarvi un bollettino di guerra dettagliato, purtroppo non lo conosco, ma vorrei porre l'attenzione su questo: possibile che animalisti frustrati dalla vita e dalla gente facciano più notizia di un vero sterminio che, tra il 1994 ed il 2009, conta più di 3mila morti?
Intanto nessuno, neanche l'ONU, interviene. Forse un altro Zimbabwe è nell'aria.

Massimo Marengo

lunedì 4 giugno 2012

azioneuniversitariapavia.com dialoga con tutti gli utenti di facebook

Abbiamo deciso di aumentare l'interazione tra gli utenti e il nostro blog dando la possibilità di commentare gli articoli.
Dopo aver letto un articolo (che ricordiamo potete anche scrivere voi e inviarlo a aupavia@gmail.com o ilpatriotauniversitario@hotmail.com) potete decidere se quello che avete appena letto sia corretto oppure no.
In entrambi i casi la vostra opinione per noi è importantissima.
Da oggi è attivo il gadget di Facebook alla fine di ogni articolo che permette di commentare i nostri articoli utilizzando il vostro account personale. Alcuni ci hanno chiesto "Perchè il plugin di Facebook?"... La risposta è semplicissima! Oltre all' immenso risparmio di tempo dovuto all' inserimento del codice Facebook (i nostri sviluppatori sentono la primavera) abbiamo eliminato il problema della gestione degli utenti e soprattutto dell' eventuale spam di cui sono preda blog,forum e giornali.

Ricordatevi di commentare!  

FORZA AZZURRI




IN OCCASIONE DEGLI EUROPEI DI CALCIO AZIONE UNIVERSITARIA, IN COLLABORAZIONE CON IL CAFFE' DELL'UNIVERSITA', VI INVITA A TIFARE TUTTI INSIEME PER LA NOSTRA NAZIONALE.

SI COMINCIA

DOMENICA 10 GIUGNO - ORE 18
ITALIA - SPAGNA

GIOVEDI 14 GIUGNO - ORE 18
ITALIA - CROAZIA

LUNEDI' 18 GIUGNO - ORE 20.45
ITALIA - IRLANDA
PER INFORMAZIONI : 347 5345778

giovedì 31 maggio 2012

Obama: studente modello, con lo spinello


“Total Absortion”, era questo il motto del presidente degli Stati Uniti ai tempi del college. Magari in conseguenza di questo primo slogan è nato  il molto più famoso “Yes we can”, a riprova che nulla è impossibile, anche trattenere il fumo di THC fino a stramazzare al suolo. Pena, l’esclusione dalla “Choom Gang”, la banda  capeggiata dall’attuale inquilino della Casa Bianca. Eh si, Obama da ragazzo, negli anni 70, era considerato il leader di un gruppo – la Choom Gang –  dedito al consumo intensivo di cannabinoidi, ed era sempre lui a stabilire chi poteva fare parte della cricca e chi no.  Altra “direttiva” impartita ai sottoposti dal giovane democratico era quella di dormire la notte prima di un esame con un libro sotto il cuscino. Anche per questa probabilmente il merito va al “TA”,  acronimo col quale in slang si riferivano alla loro filosofia di fumo.  Questo, e non solo, è quanto emerge dal libro di David Maraniss, “Barack Obama. The Story”, altra biografia del Presidente nero non autorizzata. Ironia a parte la notizia è di quelle che, trattando della vita privata di un potente, sono tanto amate dalla stampa italiana, eppure è passata abbastanza in sordina qui da noi. David Maraniss sostiene che era lui a proporre sempre nuovi modi per sballarsi con il thc; già Clinton aveva ammesso di aver provato la marijuana, ma senza aspirarne il fumo, Obama invece ha confermato appieno questa storia. Il paragone con la vita privata di Berlusconi nasce spontaneo:  quante volte abbiamo sentito gli pseudo giornalisti sinistroidi inneggiare ai valori della famiglia e della legalità? A prescindere dal fatto che questi arrivano da una cultura che non conosce la parola "valore", se la legge è uguale per tutti, allora anche l'attenzione mediatica dovrebbe essere rivolta in modo equo a tutti. Se posso distruggere un uomo scrivendo delle sue marachelle con donne di facili costumi, perchè non parlare di una storia di droga in cui è coinvolta una figura sicuramente più importante a livello mondiale di un semplice Presidente del Consiglio italiano (carica svenduta da Napolitano pochi mesi fa)? Tante infatti sono state dette su Berlusconi, chi gli dava del puttaniere, chi gli dava del nano bastardo e puttaniere, chi più semplicemente pensava che uno nella sua posizione non avrebbe dovuto fare certe cose. Il nostro intento non è quello di difendere Berlusconi, ma quello di dar rilevanza a un fatto per noi molto grave. Se andare a letto con prostitute è da condannare eticamente, a maggior ragione dovrebbe essere fatto per un Presidente degli Stati Uniti d'America  con simili scheletri nell’armadio. Colui che con il renziano "yes we can" pensava di cambiare il mondo con qualche battuta e grande ottimismo, facendo leva sulla sua origine da un po' si è dovuto ricredere.  Di certo quanto appena emerso non gli gioverà molto in termini di popolarità.
Davide Bellavia, Massimo Marengo